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RICORDANDO IL CONFRATELLO “PUCCI” ROSSI DI MEDELANA

Un esempio di vita per tutti che non si è mai piegato alle avversità.

Il 7 novembre scorso è deceduto un nostro eminente Confratello, Sua Eccellenza il Cavaliere di Grazia e Devozione Nobile Gian Annibale Rossi di Medelana, Ambasciatore dell’Ordine nella Repubblica del Montenegro. 

Egli era da molti anni membro del Gran Priorato di Roma e qui cogliamo l’occasione per ricordarLo e formularGli confraterni voti di Eterna Pace. 

Gian Annibale – Pucci per la moltitudine dei suoi amici – è stato un valente sportivo, in particolare un brillante cavallerizzo.  Ma un rovinoso incidente, che Lo ha coinvolto unitamente al suo cavallo, Lo ha costretto, sin da giovane età, a trascorrere la vita su sedia a rotelle.

Il modo in cui Egli ha reagito a questo tremendo colpo, riuscendo a fare della Sua esistenza un grande successo malgrado tutto, costituisce un modello ed un incentivo per noi membri dell’Ordine di Malta.

Fede, coraggio e persistenza sono tra i principali elementi sui quali Gian Annibale ha fondato il Suo comportamento. Consapevole delle responsabilità connesse alla Sua qualità di cattolico praticante ed al prestigio del suo rango, egli non ha schivato gli ostacoli, e ancor meno si è ritirato dinanzi ad essi, ma ha affrontato le contrarietà e le situazioni difficili con impegno, dignità ed autorevolezza, mirando sempre al risultato ottimale, alle “cose ben fatte”.  Gli elevati riconoscimenti che ha ricevuto, basti citare quello di Cavaliere del Lavoro per la Sua attività imprenditoriale, ne sono la conferma. E’ stato un grande uomo di agricoltura, di cultura e di impresa.

Siamo abituati a considerare chi si trova in una situazione di grave inabilità un oggetto di assistenza. Al contrario Gian Annibale ne era piuttosto un dispensatore. Attento nei confronti del prossimo, egli è stato anche, stando alla testimonianza del Suo parroco, generoso e munifico verso i bisognosi e le iniziative caritatevoli della Chiesa, in tal modo applicando un fondamentale principio dell’Ordine di Malta, quello dell’Obsequium pauperum. 

Nel complesso si può affermare - come è stato del resto evocato durante il Suo funerale alla chiesa di Santa Maria in Vallicella - che ben si attaglia a Gian Annibale il noto passo dalla seconda lettera di S.Paolo a Timoteo: “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede”.  

Cerchiamo di seguire il Suo esempio, operando in modo che ciò possa dirsi di ognuno di noi quando verrà l’ora.